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Paolo Tomaselli, inviato a East Rutherford
la Nazionale di Solbakken controcorrente in campo e fuori. Haaland è il simbolo di una squadra affamata
EAST RUTHERFORD Di quale Nazionale è l’unico ct che si è pronunciato contro l’esclusione dell’arbitro somalo dal Mondiale? Qual è l’unica Federazione che ha inoltrato un reclamo contro il «Premio della pace Fifa» assegnato a Donald Trump il giorno del sorteggio dei gironi? E di che Paese sarà mai l’unico dirigente ad aver obiettato contro il voto che ha stabilito le sedi dei Mondiali 2030 in sei Paesi e di quelli del 2034 all’Arabia Saudita? La risposta alle tre domande è una sola. Come è sola la Norvegia, quando si tratta di non prendere il buon senso a pallonate di fronte a tutto il mondo.
Se i grandi protagonisti finora balbettano e usano lo slogan d’ordinanza «che il calcio deve unire» (ma è già qualcosa, intendiamoci, rispetto al silenzio assoluto), la Nazionale di Oslo che torna al Mondiale 28 anni dopo l’ultima partecipazione non ha paura di niente. Né fuori, né tantomeno in campo, visto che attorno al totem Erling Haaland il ct Stale Solbakken, che a Francia ’98 giocava, ha costruito una squadra giovane, brillante e affamata, come hanno sperimentato sulla loro pelle sia l’Italia di Spalletti che quella di Gattuso nel girone di qualificazione.








