In Norvegia, alla vigilia della sfida a Miami con l'Inghilterra ai Mondiali, tutti gli occhi dei tifosi sono puntati su Erling Haaland. Il centravanti del City ha gia' conquistato l'America - da record le visulazzazioni social delle sue storie su Dallas, l'acquisto di cappelli da cowboy e l''american way of life' che confessa di adorare - e persino la simpatia di qualche tifoso brasiliano, dopo averne difeso uno minorenne dal bullismo di chi gli rimproverava i capelli lunghi alla Haaland, Eppure, secondo il ct Stale Solbakken, i 'vichinghi' possono contare anche su un altro fenomeno: Martin Odegaard.
L'attaccante del Manchester City, da solo, riesce a portare sulle sue robuste spalle l'intero peso dell'attacco degli scandinavi. Ma, secondo l'allenatore, è l'intelligenza tattica del capitano che innesca la forza realizzativa di Haaland: "Da noi - spiega Solbakken - ha un ruolo grandissimo, e lo ha anche all'Arsenal. Martin non è mai stato un semplice numero dieci. È sempre stato un giocatore con due marce che lascia il suo segno sulla squadra in entrambe le fasi: in attacco ed in copertura". Odegaard ha spesso pressato in avanti, accanto ad Haaland in Nazionale, ora spesso torna dietro per formare un centrocampo cinque più difensivo. "È uno di quelli che corre di più e sprinta di più. Decide se giochiamo 4-1-4-1 difensivo o 4-4-2. Dipende dalla situazione, e spesso è lui a dettare il ritmo in campo", ammette Solbakken. Ed i numeri confermano questa evoluzione: tre assist, nel torneo dietro soltanto a Michael Olise, Brahim Díaz e Bruno Guimarães; otto conclusioni a rete; e ben 14 palloni recuperati.















