Occhi puntati sul lato turbolento del rapporto tra la Svizzera e il resto del continente europeo. Mentre Ginevra, le frontiere e lo spazio aereo della confederazione si blindano per il G7 che inizierà domani e per le piazze che protestano contro il vertice dei grandi, oggi i cittadini elvetici sono chiamati alle urne per un referendum che chiede di limitare l’immigrazione e che potrebbe mettere a rischio il nuovo pacchetto di accordi bilaterali recentemente raggiunti tra il Paese elvetico e l’Unione europea che aggiorna le regole d’accesso al mercato unico e la libera circolazione. Se questa sera prevalessero i voti favorevoli all’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!» promossa dall’ultra destra dell’Udc, il Consiglio federale sarebbe obbligato a imporre misure per evitare che entro il 2050 la popolazione residente permanente nella confederazione superi i 10 milioni. E a quel punto salterebbero anche gli accordi bilaterali con l’Ue che, peraltro, il governo chiede di sottoporre al giudizio popolare verso la fine del 2027 o l’inizio dell’anno successivo.
NELLA «Sustainability Initiative», la richiesta della destra populista è che si intervenga innanzitutto con la chiusura delle frontiere già quando il numero degli abitanti avrà raggiunto i 9,5 milioni. Con i suoi 9 milioni circa attuali, stando alle proiezioni la soglia verrà raggiunta tra non più di una decina d’anni. Dopo il blocco totale degli ingressi, con lo stop anche ai ricongiungimenti familiari, qualora la popolazione dovesse superare quelle soglie demografiche a farne le spese saranno anche i rifugiati già presenti sul territorio, che potrebbero vedere interrotti gli iter di approvazione delle loro richieste d’asilo. Ma il problema più scottante riguarda il flusso dai Paesi limitrofi, compresa l’Italia.










