Domenica l'urna sul limite demografico voluto dalla destra sovranista. Se vince il "sì", scatta lo stop automatico alla libera circolazione e ai trattati con l'Ue: perché si rischia una «Brexit alpina»

Un esperimento democratico e demografico senza precedenti storici. Domenica 14 giugno la Svizzera si esprimerà su un referendum che potrebbe fissare per legge un limite invalicabile alla propria popolazione: dieci milioni di abitanti, non uno di più. La proposta, nata su iniziativa della destra populista della Udc (Svp nel resto della Confederazione), punta a congelare la crescita del Paese per preservarne il benessere. Mentre tutte le altre forze politiche si sono schierate per il “no”, i sondaggi della vigilia fotografano un Paese spaccato in due: il fronte contrario è dato in leggero vantaggio al 52%, ma il margine è troppo stretto per fare previsioni. L’obiettivo, come osservano i commentatori locali, sembra essere quello di fermare il tempo per paura di perdere una felicità diffusa.

Il boom demografico e la crisi d’identità

La Svizzera ha vissuto nell’ultimo ventennio una crescita vertiginosa, attirando capitali e forza lavoro da tutto il mondo. Nel 2001 gli abitanti erano 7,2 milioni, mentre oggi hanno toccato quota 9,1 milioni. A cambiare in modo radicale è stata soprattutto la composizione sociale: un cittadino su tre (il 32%) è oggi di origine straniera, mentre solo vent’anni fa la quota era ferma a uno su cinque.