Jorge Piñon, il maggior esperto in tema petrolifero dell’Università del Texas, avverte che per Cuba è arrivato il “momento zero” delle riserve petrolifere. Dalla città di Holguin, la società elettrica locale conferma: non abbiamo energia per il settore civile. Risultato: 3 ore di luce, su 40 di apagón. Gli sforzi per sfuttare al massimo il greggio (pesante e con alte percentuali di zolfo) prodotto nell’isola hanno dato risultati, ma insufficienti a alimentare il Sistema di produzione di energia elettrica in modo che possa soddisfare le necessità del paese.

CON QUESTE PROSPETTIVE, la resistenza della popolazione è sempre più difficile. Una gran parte di essa vive una condizione drammatica, vicina alla disperazione: non si vede all’orizzonte una soluzione, mentre dall’esterno arriva un mix di minacce e promesse di cambi, legati però alla resa del governo (e con esso a ogni pretesa di sovranità nazionale).

Da settimane infatti sia il presidente Trump sia soprattutto il capo della sua diplomazia Marco Rubio si sentono legittimati a parlare a nome del popolo cubano. È questa la novità della tragedia in corso: il boia che si presenta nelle vesti di salvatore. E come afferma lo storico Fabio Fernández, vi sono da mesi in Cuba orecchie disposte a credere a tali argomenti.