L’anno scolastico è terminato già da qualche giorno e le aule della Scuola di Gomme sono vuote. Però una ventina di bambini e bambine di ogni età giocano lì intorno. È l’unica parte del villaggio di Khan al Ahmar dove gli alberi piantati tanti anni fa, ora alti e pieni di foglie, portano un po’ di ombra e di fresco in questa zona desertica che da Gerusalemme scende verso Gerico e la Valle del Giordano. Forse saranno i Mondiali di calcio in corso a catturare l’interesse anche di questa piccola e isolata comunità beduina, ma davanti a noi diversi bambini corrono senza sosta dietro a un pallone che sperano di scagliare in una porta segnata da due grandi sassi. «I più piccoli molto presto potrebbero non avere più una scuola e un villaggio», ci dice sconfortato Eid Abu Dahuk. Qui, anche gli stranieri, lo conoscono come Abu Khamis, capo del consiglio di Khan al Ahmar e suo portavoce. «Nel 2018 ricevemmo un ordine di evacuazione immediata, le pressioni dei Paesi europei su Israele ci salvarono. Ora però è più dura, siamo molto preoccupati. Questo governo israeliano è capace di sgomberarci senza badare alle critiche internazionali. Tra qualche mese ci sono anche le elezioni in Israele», aggiunge Abu Khamis, bagnandosi il volto bruciato dal sole con dell’acqua.