Non si ferma la violenza dei coloni in Cisgiordania. Nella notte è stata vandalizzata e poi incendiata una moschea nel villaggio palestinese di Jaljilya, nei pressi di Ramallah. Non sono stati segnalati feriti ma nei video diffusi dalle testate locali si vede del fumo uscire dall’ingresso dell’edificio e la facciata annerita dalle fiamme. Sui muri sono state inoltre lasciate diverse scritte in ebraico: "Ragazzi, svegliatevi", "Vendetta", "Notte delle moschee" e "Saluti del detenuto".Secondo le autorità palestinesi, ignoti avrebbero fatto irruzione nell’area durante la notte appiccando il fuoco all’ingresso della struttura prima di allontanarsi. Le scritte rinvenute sul posto richiamano il linguaggio utilizzato in passato negli attacchi attribuiti agli ambienti più radicali del movimento dei coloni, che spesso accompagnano incendi e atti vandalici con slogan di rappresaglia o messaggi di sostegno ad attivisti arrestati. L’episodio arriva inoltre a pochi mesi da altri attacchi contro luoghi di culto palestinesi nella Cisgiordania occupata, tra cui il danneggiamento di una moschea nel villaggio di Tell, vicino Nablus.L’incendio alla moschea di Jaljilya è solo l’ultimo episodio di una lunga scia di attacchi perpetrati dai coloni ai danni di civili palestinesi nei Territori occupati e che dal 2022 ha registrato un’impennata, con il 2025 che, secondo l’Onu, è stato l’anno record per numero di violenze. Lo scorso anno sono stati infatti uccisi almeno sette palestinesi direttamente da coloni, contro i tre dell’anno precedente: un aumento del 133%. I feriti sono passati da 362 a 832, con una crescita del 130%. In totale, tra gennaio 2023 e dicembre 2025, almeno 26 palestinesi sono stati uccisi e 1.570 feriti in attacchi attribuiti ai coloni. Se si allarga lo sguardo fino al 2008, la conta si allunga: 61 morti e 3.778 feriti, tra cui centinaia di minori e donne.I dati delle Nazioni Unite mostrano una tendenza ancora più marcata se si considerano anche gli episodi che non provocano vittime ma causano danni alle proprietà. Solo nel 2025 l’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) ha documentato oltre 1.800 attacchi di coloni contro palestinesi che hanno provocato feriti, incendi, devastazioni di abitazioni, distruzione di terreni agricoli e danneggiamenti a infrastrutture essenziali. Si tratta del numero più alto registrato dall’inizio delle rilevazioni sistematiche dell’agenzia.Particolarmente colpite sono state le aree di Ramallah, Nablus ed Hebron. Nei villaggi rurali si sono moltiplicati gli assalti contro abitazioni, greggi, sorgenti d’acqua e terreni coltivati. Secondo le organizzazioni umanitarie, la pressione esercitata dalle violenze e dall’espansione degli avamposti dei coloni ha contribuito allo sfollamento di migliaia di palestinesi, soprattutto nelle comunità beduine e pastorali dell’Area C della Cisgiordania.Tra i settori più colpiti figura quello agricolo. Durante la raccolta delle olive del 2025 l’Ocha ha registrato decine di episodi di aggressione ai danni di contadini palestinesi e migliaia di ulivi e alberi da frutto vandalizzati o abbattuti. La stagione del raccolto, tradizionalmente uno dei momenti economicamente più importanti per molte comunità rurali palestinesi, è diventata negli ultimi anni uno dei periodi di maggiore tensione.
Non si ferma la violenza in Cisgiordania: coloni israeliani vandalizzano e danno fuoco a una moschea
Fiamme in una moschea nel villaggio palestinese di Jaljilya, nei pressi di Ramallah: è solo l'ultimo episodio di una lunga scia di attacchi, con il 2025 che è s














