Dalle colline di Hebron alla valle del Giordano, Amnesty racconta quella che è diventata la zona del soffocamento di civili e pastori: alla fine di aprile 2026 i palestinesi forzatamente sfollati erano almeno 5.910Dalle colline di Hebron alla valle del Giordano, Amnesty racconta quella che è diventata la zona del soffocamento di civili e pastori: alla fine di aprile 2026 i palestinesi forzatamente sfollati erano almeno 5.910La terra, nell’Area C della Cisgiordania, viene sottratta ai palestinesi due volte: dalle mani, ma prima ancora dalle mappe. La si ritrova sotto altre etichette: che sia “statale”, zona militare, riserva naturale o sito archeologico, finisce marchiata dalla bandiera di Israele. Che poi ne ordina la demolizione, oppure fa sì - insieme ai coloni, armati - che si creino avamposti o che le strade vengano chiuse. Fino a stringere sempre di più i margini, in una sorta di soffocamento.È il perimetro su cui cade lo sguardo di Amnesty International, nel suo nuovo rapporto sulla Cisgiordania “Cancellare ogni traccia palestinese: la pulizia etnica israeliana delle comunità di beduini e pastori”. L’organizzazione accusa Israele di portare avanti una campagna di pulizia etnica contro le comunità beduine e pastorali dell’Area C, attraverso il crimine contro l’umanità di trasferimento forzato. Secondo Amnesty, si tratta di una strategia statale da parte di Tel Aviv per accelerare l’annessione della Cisgiordania.L’ong parla di una campagna “fatta propria dallo Stato”, non l’opera di poche “mele marce”, né soltanto di ministri estremisti o coloni sfuggiti al controllo. Per la segretaria generale Agnès Callamard, la violenza dei coloni è una componente essenziale di una più ampia campagna di pulizia etnica e del “sistema israeliano di apartheid”. L’Area C occupa circa il 60% della Cisgiordania ed è sotto il pieno controllo civile e militare israeliano. È relativamente meno popolata, ma ricca di terreni agricoli e risorse naturali. Proprio per questo, scrive Amnesty, da anni è il laboratorio in cui Israele tenta di controllare la demografia. Una denuncia diffusa pochi mesi dopo un atto amministrativo decisivo per il governo Netanyahu. Per la prima volta dal 1967, Israele ha riaperto il processo di registrazione dei terreni in Cisgiordania. L’intenzione dichiarata era quella di chiarire i diritti di proprietà, chiedendo ai civili palestinesi di dimostrare il possedimento dei terreni con dei documenti, ormai dispersi tra gli archivi o addirittura mai finalizzati. Per diverse organizzazioni, tra cui l'ong israeliana Peace Now, è il passaggio definitivo verso l’annessione. Amnesty ha esaminato 27 comunità beduine e pastorali palestinesi dell’Area C, già sottoposte a trasferimento forzato tra il 2023 e il 2025 o a rischio di esserlo. Dal gennaio 2023 all’aprile 2026, secondo dati Ocha citati nel rapporto, almeno 117 comunità, in gran parte di beduini e pastori, hanno subito uno sfollamento totale o parziale. Alla fine di aprile 2026 le persone palestinesi forzatamente sfollate erano almeno 5.910.Anche la macchina pubblica corre. Nei primi tre anni del governo Netanyahu, il bilancio annuale del ministero degli Insediamenti è cresciuto del 122%. Tra il 2023 e il 2025 il governo ha portato avanti progetti per 50.785 unità abitative negli insediamenti, solo nel 2025 ne sono state approvate 27.941, il record annuo. Sul lato palestinese, invece, si va in sottrazione: nello stesso periodo, le autorità israeliane hanno autorizzato la demolizione di 3.407 abitazioni e strutture nell’Area C, sfollando 2.996 persone.Poi c’è la violenza diretta. Le persone intervistate da Amnesty raccontano pestaggi con bastoni e calci dei fucili, intimidazioni quotidiane, persino lanci di pietre e accoltellamenti. Dopo il 7 ottobre 2023, Israele ha allentato i requisiti per il possesso privato di armi e dotato migliaia di coloni di armi da fuoco e uniformi. Per le comunità palestinesi, distinguere un soldato da un colono armato è diventato spesso impossibile. Anche Khirbet Zanuta, sulle colline meridionali di Hebron, si è svuotata dopo l’intensificarsi dei raid partiti dall’avamposto di Meitarim Farm: laggiù c’erano circa 250 beduini palestinesi, residenti da generazioni. Rientrarci resta impossibile, seppur due sentenze della Corte suprema israeliana abbiano ordinato di facilitare il ritorno e proteggere chi viveva lì. Secondo Amnesty, immagini satellitari, video e interviste mostrano che oggi Zanuta non esiste più: prima distrutta e spopolata, è ora cancellata.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
La "pulizia etnica" dei beduini in Cisgiordania: così l'Area C diventa il laboratorio dell'annessione di Israele
Dalle colline di Hebron alla valle del Giordano, Amnesty racconta quella che è diventata la zona del soffocamento di civili e pastori: alla fine di aprile 2026







