Circa due mesi fa, a fine marzo, cinque o sei coloni israeliani apparsi dal nulla si piazzarono alla periferia del villaggio di Abu Nuiaym, a breve distanza dalla colonia di Efrat, a sud di Betlemme. Gli abitanti notarono quella presenza inquietante, senza però darle troppo peso. A sera andarono via. Tornarono qualche giorno dopo e piantarono una tenda: ad Abu Nuiaym scattò l’allarme. In breve, i coloni, provenienti in maggioranza da Efrat, divennero svariate decine e si sistemarono anche su terreni dei villaggi di Jurat al-Shamma, Tuqua e Harmala.
Quello fu il primo passo verso la realizzazione concreta del progetto coloniale israeliano denominato Givat Eitam, noto ora come E2. Nei disegni delle autorità israeliane, dovrà ridisegnare in modo radicale la geografia politica e territoriale intorno a Betlemme, così come il progetto gemello E1 sta isolando a est la zona palestinese di Gerusalemme e i suoi sobborghi, tagliando in due la Cisgiordania occupata.
CON IL PIANO E2, Betlemme, già bloccata a nord dagli insediamenti di Gilo, Har Gilo e Har Homa, a sud sarà chiusa da Givat Eitam. Il progetto, non ancora approvato formalmente ma già in avanzata fase di preparazione, sarà inizialmente realizzato su 120 ettari di terre palestinesi. Le stime parlano di 2.500 fino a 7mila alloggi per coloni israeliani. Interromperà la continuità territoriale e urbana con le aree rurali palestinesi storicamente legate a Betlemme. Come per il piano E1, il nuovo corridoio coloniale frammenterà il territorio, compromettendo la possibilità di uno Stato palestinese contiguo con Gerusalemme est come capitale. E2 rappresenta un passaggio strategico nella politica israeliana di annessione di fatto della Cisgiordania.






