Inesorabile e amoroso è il ricordo che Fleur Jaeggy dedica alla amica Ingeborg Bachmann, compagna di strada e di pensieri che il 25 giugno avrebbe compiuto 100 anni, in Gli ultimi giorni di Ingeborg (Adelphi, pp. 44,€ 6,00).
C’è qualcosa di deliberatamente incompiuto in queste pagine, come se la forma volesse replicare la natura della loro amicizia: fatta di presenze, di silenzi condivisi, di ciò che non ha senso spiegare. All’inizio di questo omaggio in un trittico – smembrato, suggestivo, capace di tenere insieme momenti lontanissimi senza cuciture visibili – troviamo una incantevole commedia estiva sullo sfondo del Mediterraneo, La casa dell’acqua salata: rievocazione del viaggio su una vecchia Alfa Romeo verso un luogo, Poveromo in Versilia, abitato da uomini graziati dalla banalità e dal conformismo. E qui incontrano l’idillio, la pace e i molti silenzi.
Poi, collocato nel mezzo, Da Ingeborg, è un dialogo sulla vecchiaia e la morte che registra sorrisi e paure appena placate nella prospettiva di essere sepolte vicine nel Cimitero degli inglesi a Roma, «accanto a Keats», aggiunge Jaeggy. Ma la tomba di Bachmann sarà a Klagenfurt per una scelta della famiglia e per uno dei molti tradimenti subiti dalla poetessa in vita come in morte.








