Il mondo alla rovescia, titolo del volume con il quale Roberto Vannacci si è fatto conoscere al grande pubblico, non esprime soltanto una critica dal tenore reazionario ai costumi del presente. È anche un metodo politico, un modo di costruzione della propria platea, in parte già rodato da Giorgia Meloni (underdog), ma ora ripreso dal generalissimo nella sua forma più radicale.

Lo si è visto in televisione, qualche sera fa, e lo si evince anche dalle parole usate ieri all’assemblea costituente del suo nuovo movimento, Futuro Nazionale.

Il riferimento cinematografico alla «sporca dozzina», per indicare i suoi dirigenti politici transfughi dagli altri partiti della destra (ma usato anche per occultare l’assenza di un proprio personale politico adeguato), e soprattutto l’affermazione «siamo feccia, orgogliosi di esserlo» descrivono il rovesciamento valoriale con il quale Vannacci ha deciso di rivolgersi al proprio potenziale elettorato, ovvero a quella parte di paese che non si riconosce nelle istituzioni: alle realtà disgregate che si percepiscono fuori dal perimetro della democrazia, escluse dalla rappresentanza dei partiti, nonché deluse dal governo di Giorgia Meloni ed estranee al discorso della sinistra.