Sì, l'accordo tra iraniani e americani verrà firmato: ma «non domenica», forse «nei prossimi giorni», ma una data certa manca. Sì, l'accordo verrà firmato, ma a distanza, non nella stessa sala: solo con una firma digitale. E sì l'accordo c'è, ma non è «definitivo», ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei. Questo memorandum d'intesa di Islamabad – dove domenica si trova il suo capo, Araghchi – non sembra a molti né un memorandum, né una vera intesa.
Baghei, che anche sabato ha tacciato Washington di continue contraddizioni, ha fatto capire che il documento assicurerà solo una tregua provvisoria, una sospensione dei combattimenti che serve ad avviare i colloqui veri, una cessazione immediata delle ostilità, anche in Libano.
Il dopoguerra è già iniziato ed è affollato dalle ombre
«Siamo fiduciosi che questo storico accordo di pace costituirà una solida base per una pace duratura», ha dichiarato Shehbaz Sharif, presidente del paese mediatore, il Pakistan. Non ci sarà, ha assicurato, nessuna cerimonia: solo colloqui tecnici. Non si concluderà tutto «nelle prossime 24 ore»: a smentire, ora dopo ora, ogni notizia su un prossimo faccia a faccia tra delegazioni è stata Teheran, dove il presidente del Parlamento Ghalibaf lamentava assenza di impegni vincolanti nel patto.










