Il caso della petizione contro lo scrittore Eshkol Nevo («Non venga al Libro Possibile»). Interviene Rosella Santoro, direttrice del festival
Sul caso della petizione contro lo scrittore israeliano Eshkol Nevo («Non venga al Libro Possibile») interviene Rosella Santoro, direttrice del festival. «Da venticinque anni Il Libro Possibile porta la cultura nelle piazze e accoglie voci, sensibilità e posizioni differenti - anche quando sono distanti tra loro - nell'ottica di creare dibattito, oltre le semplificazioni. Crediamo nell'analisi della complessità, così come crediamo nella libera e pacifica espressione del dissenso che è parte dell'essenza democratica. Nell’appello che chiede l’esclusione di Eshkol Nevo si afferma che il mondo della cultura non può comportarsi come se nulla stesse accadendo. Il Libro Possibile non lo ha fatto e non lo farà. Proprio per questo, come festival culturale intendiamo raccontare e offrire strumenti per comprendere la complessità del presente. Non possiamo identificare uno scrittore con le scelte politiche del governo del suo Paese. Abbiamo preso atto che Nevo ha pubblicamente invocato la pace, indicato nel dialogo e nei negoziati l’unica soluzione possibile e preso le distanze da esponenti dell’attuale governo israeliano. La sua voce, quindi, sarà ascoltata insieme a quelle di Wael Al-Dahdouh, Widad Tamimi, Lorenzo Tondo e degli altri ospiti che affronteranno il dramma di Gaza e del Medio Oriente. Saranno presenti anche autorevoli esponenti della Chiesa, da sempre impegnata nella promozione del dialogo e nella costruzione della pace nei luoghi martoriati da guerre e occupazioni. Come sempre in 25 anni di storia del Libro Possibile porteremo nello spazio pubblico un confronto civile e costruttivo».










