MESTRE - Oltre 360 tra fotografie e filmati, una vasta collezione di file proibiti particolarmente espliciti e con protagonisti bambini piccolissimi, spesso neppure arrivati alla soglia dei sei anni di età. Mercoledì le forze dell'ordine hanno arrestato un cinquantenne residente a Mestre, accusato di detenzione di materiale pedopornografico: le divise si sono presentate nel suo appartamento per una perquisizione informatica, scoprendo così due archivi digitali - nell'hard disk esterno e nel computer - con centinaia di immagini e video che ritraevano ragazzini non ancora adolescenti, quando non addirittura in età prescolare; i giovanissimi erano mostrati nudi, in pose lascive, impegnati in atti di autoerotismo o persino costretti a subire rapporti completi - violenze compiute da uomini adulti. Una galleria degli orrori che è bastata a far scattare l'arresto in flagranza per l'uomo, anche perché nella sua fedina penale era già presente un precedente identico - anche se datato 2001.

LA SEGNALAZIONE DALLA ONG Ad allertare le autorità ci aveva pensato un'organizzazione non governativa specializzata nella ricerca online di file illeciti: la Ong, che si occupa di scandagliare gruppi e chat criptati per poi risalire agli indirizzi Ip dei partecipanti, aveva inoltrato una segnalazione alle forze dell'ordine, rimbalzata fino alla procura veneziana. E le indagini avevano quindi portato alla casa del cinquantenne: dipendente Veritas, da alcuni anni impiegato come operatore ecologico in centro storico, all'uomo non è stata contestata né la diffusione né la produzione delle foto e dei filmati, "solo" la detenzione; significa che, in pratica, l'indirizzo del suo pc era stato riconosciuto tra quelli che scaricavano i file, non tra quelli che li mettevano di nuovo a disposizione di altri interessati. Anche così, però, la posizione dell'arrestato è stata valutata con la massima severità dal pubblico ministero Roberto Piccione, che ha chiesto la detenzione in carcere. A pesare soprattutto il precedente di 25 anni fa: anche allora l'uomo era stato scoperto in possesso di materiali pedopornografici e questo dimostrerebbe la tendenza deviata mai davvero risolta, nonostante il provvedimento del tribunale di sorveglianza che a marzo di quest'anno ha certificato la riabilitazione per quella vicenda. LA SCELTA DEL GIUDICE Ieri mattina il cinquantenne è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Andrea Innocenti per la convalida e l'interrogatorio. Difeso dall'avvocato Francesco Ghisini, l'arrestato ha spiegato di non aver più aggiunto elementi ai suoi due archivi da almeno otto mesi, se non un anno; ha anche chiesto aiuto, riconoscendo la sua malattia (anche dovuta a una storia personale segnata dalle difficoltà) e il bisogno di prendere parte a un percorso di recupero. Il gip ha quindi sposato la tesi della difesa, decidendo per l'obbligo di firma in commissariato, quattro volte alla settimana, e liberando quindi l'uomo anche perché possa riprendere a lavorare (specificando che il suo impiego, comunque, non comporta contatti diretti con minorenni). Fondamentale, però, sarà proprio il ricorso a una struttura di aiuto che possa coinvolgere l'uomo in una terapia mirata a sopprimere i suoi impulsi sessuali malsani: se non dovesse impegnarsi in questo senso - o se non si dovesse presentare alla polizia nei giorni stabiliti - sarà inevitabile il passaggio a una misura cautelare più stringente, fosse anche quella del carcere già suggerita dal pm.