MESTRE (VENEZIA) - Migliaia di file raccapriccianti, molti dei quali scaricati con il più comune dei programmi: “Emule”, che non molti anni fa era estremamente noto per permettere ai “pirati del web” di scaricare illegalmente gli album appena usciti, film non ancora presenti al cinema e una lunga serie di immagini e video. In questo caso però chi l’ha scelto stava cercando di salvare nel proprio computer centinaia e centinaia di immagini e video pedopornografici. Le cinque perquisizioni scattate il 21 luglio nei confronti dei altrettanti cittadini veneti (tre di questi arrestati in flagranza, un mestrino e due cittadini di Rovigo) non sono però che un primo punto della “Butterfly”, l’ampia indagine sul tema.
I METODI Gli uomini del Centro operativo per sicurezza cibernetica (Cosc) hanno scandagliato ogni genere di sito per il caricamento e scaricamento di file. Non è stato necessario agire sotto copertura, a far scattare l’indagine è stata una segnalazione estera, da parte di un ente americano che ha notato degli scambi di contenuti sospetti. Video e foto che alla fine gli agenti hanno scoperto ritrarre abusi sessuali su minorenni, bambini dai sette ai dieci anni ripresi durante scene insostenibili. I cinque uomini veneti – tre arrestati e due indagati – operavano su diverse piattaforme. I più accorti hanno scaricato e caricato foto e video sul darkweb. Altri invece utilizzavano i più comuni metodi di scaricamento di materiali video e fotografico. Uno fra questi, “Emule”, un programma gratuito per il filesharing che basta scaricare sul proprio pc. LA VENDITA Le misure cautelari hanno creato lo spazio per una lunga serie di nuovi approfondimenti. L’attività, rinominata “Butterfly” è ampia e in questi giorni gli uomini del Cosc stanno lavorando su diversi fronti. Non si sta indagando solo per rintracciare altri complici, per delineare un’eventuale rete di pedopornografi. Si cerca anche di capire se - anche per i cinque veneti - vi fossero ipotesi di guadagno illecito. Non tutto il materiale, infatti, viene scaricato da internet gratuitamente. Alcune foto e video possono essere acquisiti nelle cartelle dei computer solo a pagamento, deciso dal privato “venditore” o direttamente dal produttore. E se da una prima analisi questo non sarebbe il caso dei veneti fermati, tuttavia i passaggi per esserne certi sono ancora molti. Gli uomini del Cosc dovranno analizzare conti correnti e transazioni bancarie, con le difficoltà del caso dal momento che i file in origine proverrebbero quasi tutti dall’estero.Materiale pedopornografico sugli archivi di cinque persone tra i 24 e i 52 anni: tre arresti. Archivi pieni di foto e video con abusi su minorenni GLI OPERATORI Un lavoro certosino di analisi di tutti i video: è questo che aspetta, da adesso, agli uomini del Cosc. Se era possibile usufruire dell’intelligenza artificiale per far passare al setaccio materiale pedopornografico, così da non turbare gli uomini con ore e ore di riprese disturbanti, in questo caso non è stato e non sarà così. I poliziotti dovranno lavorare di persona: le riprese scelte dall’intelligenza artificiale rischiano di perdere valore in fase processuale.










