Grosseto, 18 maggio 2026 – Un archivio dell’orrore. Immagini e video catturati dal web, pare anche dal dark web, raccolte, catalogate e in parte probabilmente diffuse e condivise in piattaforme peer to peer. Scatti e sequenze che mostrano violenze su ragazzini e bambini, alcuni anche di età inferiore ai dieci anni.

A finire in carcere prima e ora agli arresti domiciliari un grossetano di 63 anni, che il 14 maggio scorso è stato trovato dagli agenti della polizia postale proprio mentre erano in corso le operazioni di carico e scarico del materiale definito pedopornografico. Più di 50mila file stoccati nei computer e negli hard disk di casa. È quanto emerso dall’indagine della polizia postale e della sicurezza cibernetica che ha portato all’arresto del 63enne. Ieri davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Coniglio si è svolto l’interrogatorio per la convalida del fermo. Arresto convalidato e disposizione da parte del gip degli arresti domiciliari, nell’abitazione grossetana dove è domiciliati, dove però non può utilizzare alcun tipo di computer né il telefono cellulare. Divieto assoluto di utilizzare qualsiasi dispositivo elettronico o informatico. L’inchiesta è coordinata dai pm Alessandro Moffa e Sandro Cutrignelli ed è nata da un monitoraggio degli specialisti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Toscana. Sarebbe stata individuata un’attività continua di condivisione di materiale pedopornografico attraverso il programma Emule. Quando gli agenti sono entrati nell’appartamento il software stava effettuando download e upload di file pedopornografici. Ma il ’grosso’ dell’inchiesta è emerso dall’analisi dei contenuti degli hard disk dove sono stati scoperti i file dell’orrore. Sarebbero state trovate parole chiave riferite a bimbi molto piccoli e a violenze sessuali. Ricerche “inequivocabilmente riconducibili” a materiale pedopornografico.