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Era tutto prevedibile. Le bombe molotov contro la polizia. I bus dati alle fiamme. Le case assaltate nella notte. Le famiglie inseguite fin dentro le stanze e cacciate nei cortili come insetti infestanti. L’odio che monta e diventa furore incendiario contro un’intera categoria di persone: gli immigrati. Non il colpevole, non il malvagio ma tutti quelli che rappresentano il diverso. È successo a Belfast ma sarebbe potuto accadere a Milano, nelle vie eleganti del centro che il sabato pullulano di turisti spendaccioni. O davanti al Colosseo che combatte ogni giorno la battaglia sterile tra una storia gloriosa e un presente da influencer. Non si governa l’ira di un popolo che non ne può più di vivere sotto scacco e col cuore in gola perché c'è sempre un pazzo dietro l’angolo pronto a farti fuori per niente. O perché vige la legge dei maranza e dei clandestini. Delle liti che si risolvono coi coltelli. Delle periferie dove le forze dell’ordine hanno il divieto tacito di entrare. Della movida che ha la faccia brutta della rissa e della vendetta spicciola. Il Corvetto di Milano. Come Tor Cervara o il Quarticciolo a Roma. Ma stiamo scherzando? Pensate voi cosa avreste provato davanti a un profugo, l’ennesimo, che ha lo status di rifugiato e decide una sera d’estate di accanirsi sul primo cristo che passa per la strada e non gli va a genio perché ha il ciuffo storto o la faccia perbene. Lo prende per il bavero e lo scaraventa sull’asfalto, mettendosi a cavalcioni sul suo petto come un torero impazzito. Poi gli infila il coltello nel collo. Tentata decapitazione. Un miracolo che gli abbia solo cavato un occhio. Pensate voi cosa avreste provato. Avreste abbozzato un diniego e invocato la giustizia tribunalizia o vi sareste incazzati, ribellati, infuriati?










