Potrà tornare ad avere fiducia nella giustizia, l'ingegnere torinese di 65 anni a cui, in una notte, con un clic, è stato prosciugato il conto corrente da un gruppo di truffatori. Nei giorni scorsi la sostituta procuratrice generale di Ancona, Marina Tommolini, ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza di patteggiamento del tribunale di Macerata. Il tribunale aveva concesso all'unico imputato rintracciato una condanna a un anno e nove mesi senza alcun risarcimento per l'ingegnere. La sostituta procuratrice generale, chiedendo l'annullamento del patteggiamento alla Cassazione, precisa che si tratta di un caso in cui la «confisca è obbligatoria». L'indagato quindi avrebbe dovuto risarcire la vittima della «somma truffata», che «ammonta a 48.800 euro». «È evidente che la stessa doveva essere disposta dal gup», rimarca la magistrata. La procuratrice chiede che la Cassazione «voglia porre rimedio alla eccepita omissione, disponendo l'annullamento del provvedimento impugnato». Che cosa ha raccontato l'ingegnere L'ingegnere, assistito dagli avvocati Gianluca Visca e Carlo Tabbia, aveva raccontato la propria esperienza dopo il prosciugamento del conto. «Ho 65 anni. Sono riusciti, in una notte, a portarmi via la liquidazione. Cinquantamila euro andati in fumo. Nessuno me li restituisce. Il giudice ha deciso che l'unico imputato non lo farà. E le banche, che non hanno controllato, consentendo a qualcuno di infiltrarsi nel mio conto forse mettendo un trojan nel mio cellulare e di farvi uscire con un clic 50mila euro, poi prelevati nel giro di poche ore, dicono che non possono farci niente. Non mi sento più sicuro di nulla in questo Paese». Come hanno agito i truffatori per svuotare il conto corrente I truffatori, dopo avere fatto partire il bonifico dal conto online della vittima, dirottando i soldi su un altro conto aperto nel giro di poche ore, avevano prelevato i soldi con il bancomat in una notte. L'imputato aveva prelevato da trenta sportelli diversi, viaggiando da un comune all'altro sulla costa adriatica. L'indagine era stata chiusa in fretta, con lui come indagato. E con quel patteggiamento beffa. Un anno e nove mesi per riciclaggio senza risarcimento per la vittima. «La difesa - spiega l'avvocato Visca - ha sempre contrastato questo accordo e ora auspica che qualsiasi beneficio concesso all'imputato avvenga previo ristoro dei danni». Quando l'ingegnere si è accorto del bonifico fraudolento L'ingegnere ricorda perfettamente il giorno in cui si era reso conto del raggiro. «Era il pomeriggio del 15 marzo 2023. Mi chiamò un addetto della banca dicendomi, lei ha fatto un bonifico da 50mila euro per comprare un box? Mi accorsi in quel momento che dal mio conto online qualcuno aveva fatto un bonifico al mio posto. E che avevo perso tutti i soldi. Non solo. Stava per partire un secondo bonifico da 50mila euro, ma quest'ultimo è stato bloccato». Ora il patteggiamento, se la Cassazione accoglierà il ricorso della procura generale, sarà da rifare. Perché l'ingegnere accusa la banca di non averlo tutelato «La cosa che ritengo assurda - si era sfogato l'ingegnere - è che nessuno mi ha avvisato, dalla banca, quando a mia insaputa sono partiti quei 48mila euro». «Negli ultimi cinque anni non ho mai fatto bonifici superiori ai 2mila euro. Per importi così elevati, non avrebbero dovuto attivarsi per tutelarmi come vittima di truffa?». Sarà proprio questo il punto al centro di un'altra causa, questa volta civile, che stanno preparando i legali dell'ingegnere. Una causa contro le banche.