Il metodo adottato dall’istituto paritario “Dalla parte dei bambini” di Napoli, basato su giudizi descrittivi e personalizzati. La dirigente: «La scuola è l’unico luogo dove le diversità possono incontrarsi e costruire insieme il proprio futuro, ma oggi corriamo il rischio di un’istruzione sempre più competitiva, tesa alla performance ad ogni costo»
Nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli, l’istituto paritario “Dalla parte dei bambini” ha scelto di non adeguarsi all’impostazione della riforma promossa dal ministro Giuseppe Valditara, che rafforza il peso del voto in condotta e reintroduce i giudizi sintetici nella scuola primaria. La scuola, fondata e diretta da Rachele Furfaro e parte dell’esperienza educativa nata attorno alla fondazione Foqus, ha deciso di mantenere un modello di valutazione alternativo, basato su giudizi descrittivi e personalizzati. Ne parla oggi Dario Del Porto su Repubblica.
Buono, insufficiente? No si scrive una «lettera al bambino»
Al posto delle tradizionali formule sintetiche come “buono”, “distinto” o “insufficiente”, gli studenti ricevono una valutazione articolata che racconta il loro percorso di apprendimento. Si tratta di vere e proprie lettere rivolte ai bambini, nelle quali vengono evidenziati progressi, punti di forza e aspetti da migliorare. Un approccio che punta a restituire la complessità del percorso scolastico, evitando che venga ridotto a un semplice voto. Un esempio? «Caro C., già da inizio anno hai dimostrato di essere molto cresciuto… sebbene tu sia molto migliorato, troppi sono i momenti in cui ti distrai… la mancanza di impegno a volte ti porta a fare più fatica».








