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Pensionamenti e dimissioni volontarie: il lungo elenco di chi lascia. Eleonori: professione per niente facile

O per limiti d’età, o volontariamente, fatto sta che sono molti i medici di medicina generale, i "medici di famiglia", che lasciano la professione. E rimpiazzarli è molto difficile. Dallo scorso 16 maggio ha cessato il rapporto in convenzione con l’Ast Marco Pezzanesi della Aft (Aggregazione funzionale territoriale) di Tolentino, il primo giugno ha fatto lo stesso Francesco Morresi, medico di base a Macerata. Il 29 giugno lascerà il suo studio di Macerata anche Federica Biagiola, mentre lo farà il primo luglio Floriano Ferrucci, sempre con sede a Macerata. Esattamente un mese dopo, il primo agosto, lasceranno anche Claudio Pianesi con sede a Montefano e Patrizia Brunellini con ambulatorio a Civitanova, mentre il prossimo 8 settembre appenderà il camice Primo Grandinetti con sede a Potenza Picena. Altri se ne andranno nella seconda metà dell’anno, anche perché in molti casi hanno fatto ben oltre la loro parte: in alcuni dei casi parliamo di medici che hanno lavorato fino al compimento del 72esimo anno. Possibilità prevista dalle norme, proprio per far fronte alla difficoltà di reperire nuovi medici di base. L’Ast cerca quotidianamente di trovarli, è stata alzata la soglia massima di assistiti, anche fino a 1.800, ma con risultati ancora insufficienti. Senza considerare che il prossimo avvio delle Case di comunità ha bisogno soprattutto di loro. "C’è una diffusa narrazione secondo la quale i medici di base lavorano poco e guadagnano tanto. Niente di più falso, ma certo non aiuta a tenere alto lo spirito", sottolinea Stefano Eleonori, segretario provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg). "La realtà è ben diversa. Il medico di base ha una sua specificità che spesso non viene colta o viene dimenticata, perché si basa su un forte rapporto fiduciario. Io, come il resto dei miei colleghi, lavoriamo 12 ore al giorno, senza tener conto dei riscontri da fare tramite WhatsApp o email, a cui aggiungere tante incombenze burocratiche e altro. Una professione per niente facile. Non a caso questa specializzazione è poco ambita dai giovani". In effetti, il numero delle domande di accesso è sempre molto più basso rispetto ai posti disponibili. "Diciamo che rispetto alle disponibilità le richieste oscillano tra il 30 e il 40% – spiega Eleonori (foto)–. Di queste, quelle che arrivano in porto sono solo la metà, perché spesso se ci sono posti liberi in specializzazioni ospedaliere che, tra l’altro, sono meglio retribuite, molti abbandonano quella per la medicina generale. Non c’è, dunque, da stupirsi della carenza di medici di base". Un contesto che rende anche difficile coprire le esigenze delle Case di comunità, rispetto alle quali, però, non c’è un atteggiamento di chiusura. "Noi, siamo disponibili – conclude Eleonori –. Vorremmo, però, essere messi nelle condizioni di svolgere l’attività in modo adeguato, e tenendo conto che la confluenza nelle Aggregazioni funzionali territoriali non può tradursi nel lasciare scoperte parti di territorio, magari quelle con le più alte percentuali di anziani".