HomeMonza BrianzaCronacaIl sogno di un ’dopo’ usciti dalla cella: "Vogliamo reinserirci"La vita infilata nel tunnel di una pena, lo spiraglio di un “dopo” che si apre con il lavoro che...La vita infilata nel tunnel di una pena, lo spiraglio di un “dopo” che si apre con il lavoro che...Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciLa vita infilata nel tunnel di una pena, lo spiraglio di un “dopo” che si apre con il lavoro che può diventare il passaporto per un futuro tutto da costruire. Una volta saldato il proprio debito con la giustizia. I detenuti rientrano nelle statistiche, ma non sono numeri. Sui loro volti e nelle loro parole ci sono tutte le difficoltà di un’esistenza che affronta una prova durissima.

C’è il colletto bianco monzese Giampiero Casati, 69 anni, due e mezzo ancora da scontare per reati contro il patrimonio. "Spero che molti imprenditori seguano l’esempio del pubblico e offrano a chi lo desidera – io non più, ormai sono pensionato – l’opportunità di ricostruirsi dopo essere stato in cella". Riempiono la sua vita, una figlia e due nipotini, "due gemelli, svegli come i bambini di adesso – racconta –. Vengono a trovarmi due volte al mese".

Sguardo intenso, camicia bianca in lino, jeans, un profilo da ragazzo costretto a diventare adulto troppo in fretta: "Sono nato nel ’94, mio padre è stato ucciso un anno dopo", scandisce Michele Gruosso, pescarese, 33 anni, 14 ancora da trascorrere in cella, quattro sono già passati. "Ero dipendente di un’azienda di trasporto dati ed ero sempre in bilico. Quando la mia condanna è diventata definitiva, mi sono sentito libero. Prima vivevo appeso a quel momento. Può sembrare un paradosso, ma da lì in avanti ho avuto un punto fermo. Sono cresciuto in una famiglia che ha condizionato la mia strada. Adesso non è più così".