TREVISO - Il vecchio saggio, il campione che ha messo in bacheca un numero impressionante di trofei è colui che suggerì alla società per il dopo-Rossi il nome dell'amico fraterno Marcelo Nicola proprio perchè lo conosceva bene e sapeva cosa avrebbe potuto fare e dare.
Nel giorno di Sant'Antonino (sarà un caso che la palestra di TVB si trovi nell'omonimo borgo alle porte del capoluogo?) anche Riccardo Pittis, come un tifoso qualsiasi, se l'è sofferta tutta davanti alla TV. E come qualche altro migliaio di persone alla fine s'è alzato dal divano esultando pugni al cielo. L'ex "Acciughino" e "Ironman" dal 17 dicembre è membro del CdA di Treviso Basket («e di conseguenza sono diventato tifosissimo pure io»), ma per qualcuno sta già assumendo le sembianze di amuleto, quasi un portafortuna. Definizione che uno razionale come lui, oltretutto mental coach, rifiuta immediatamente («no guardate, io non c'entro proprio per niente»): nulla di soprannaturale ma solo sano e sodo lavoro, a tutti i livelli. «Marcelo non ha parlato di miracolo ma di capolavoro-ribadisce-ed è quello che penso anch'io: i miracoli li fa il Signore, Treviso Basket invece ha realizzato appunto un capolavoro, fatto di sudore, fatica, impegno, roba molto terrena. Insomma un risultato costruito in tutto e per tutto».








