"La reazione che scatenò a Cannes sorprese anche me. Pensavamo di aver fatto un film d’autore che avrebbero apprezzato in pochi. Non è mai stata una mia ambizione vincere l’Oscar, ma solo fare le cose per bene". Jane Campion, presidentessa di giuria al Taormina Film Festival 72, ricorda l’enorme successo ottenuto da Lezioni di piano nel 1993. Prima regista donna a vincere la Palma d’oro, Campion ha dato vita a una storia che parla di esplorazione della sessualità, desiderio femminile, critica al patriarcato e al colonialismo. Tematiche complesse, ancor di più nella società dei primi anni ‘90. "Questo film è stato realizzato e finanziato dalla Ciby 2000 che in precedenza costruiva strade e produceva cemento", spiega la regista. "Poi il proprietario, Francis Bouygues, vide L’ultimo imperatore di Bertolucci e rimase sbalordito. Decise di dedicare parte della sua fortuna a realizzare film simili e a dare a registi come me la libertà di fare ciò che volevano. Non c’era nessuno studio cinematografico a dirci cosa fare".

"Al cinema – presegue Campion – non abbiamo molte voci femminili andando indietro nel tempo. In Italia ce ne sono alcune e sono le mie eroine. Penso a Lina Wertmüller e Liliana Cavani. Sono state così audaci che mi hanno fatta sentire coraggiosa". Una storia, quella di Lezioni di piano, che pensando alle odierne battaglie femministe, risuona potente anche nel nostro presente. "La sensazione attuale è che ci sia un prezzo molto alto da pagare per il movimento #MeToo. Penso all’abolizione del diritto all’aborto in America e al fatto che il patriarcato voglia riprendere il proprio terreno", riflette la regista. "Il lato positivo è che oggi le donne guadagnano come mai prima e vogliono film che parlino a loro, non solo i cinecomic della Marvel. Si vede – continua – anche dal cambiamento in tv e nei contenuti online. Hanno cambiato le condizioni, dando molte più opportunità alle registe donne. E questo non svanirà".