A Catania convivono ormai da tempo due dimensioni sociali del tutto opposte, verrebbe da dire inconciliabili.
Da un lato, si registra una delle incidenze più alte del continente di giovani lontani dai circuiti classici di studio e lavoro, i cosiddetti Neet, ossia chi ha scelto - consapevolmente o meno - di non studiare, non lavorare e non frequentare alcun percorso di formazione.
La percentuale è da brivido: si tratta del 35,4%.
In parole povere, più di un catanese su tre fra i 15 e i 29 anni è ai margini (dati Openpolis, rapporto «Giovani e periferie 2025» basato su dati Istat).Dall"altro, proprio Catania è oggi il cuore di un distretto di respiro europeo in via di costruzione che copre l"intera filiera dell"innovazione e dell"integrazione energetica, dalla produzione di moduli fotovoltaici di ultima generazione allo sviluppo della componentistica elettronica e dei semiconduttori, indispensabili alla nuova economia dell"energia, dalle piattaforme software per la gestione degli impianti rinnovabili distribuiti allo sviluppo di parchi fotovoltaici e agrivoltaici di scala industriale in tutta la regione.
E ancora, dai sistemi di accumulo ai grandi investimenti infrastrutturali sui data center.









