A scanso di qualsiasi equivoco il ministro della difesa israeliana Israel Katz ha messo in chiaro, nel pomeriggio di ieri, che «Israele non si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, in Siria e a Gaza». Nel momento in cui l’accordo tra Iran e Stati uniti «non è mai stato così vicino», come ha scritto su X il capo della diplomazia iraniana Abbas Araghchi – post rilanciato da Trump su Truth -, Tel Aviv blinda la linea nei paesi confinanti e in Palestina e garantisce che non ritirerà le truppe che occupano il sud del Libano.

La zona di sicurezza sarebbe la Linea Gialla, la fascia di una decina di chilometri lungo il confine sud sud-est in territorio Libanese che quasi due mesi fa, dopo la sigla di un finto cessate il fuoco il 17 aprile scorso, mai rispettato da Israele prima e da Hezbollah poi, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha stabilito in Libano, per poi dichiarare tutto il sud del paese, dal fiume Zahrani (a una quarantina di chilometri dal confine) in giù, «zona di guerra». In alcuni punti, come nella regione di Nabatieh, dove il fiume Litani cambia il suo corso da nord-sud a est-ovest, per poi sfociare nel Mediterraneo orientale, l’esercito israeliano ha sfondato la Linea e oltrepassato il Litani, occupando militarmente anche alcune aree strategiche al nord del fiume.