Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl governo di Israele continua a colonizzare la Cisgiordania, in barba al diritto internazionale e alle antipatie che attira. Ieri l’ultimo episodio: Tel Aviv ha dato luce verde a un piano per finanziare 61 nuovi insediamenti.

È una delle più grandi espansioni degli ultimi decenni: 350 mln di dollari per coprire la costruzione di edifici pubblici, infrastrutture e compound residenziali “temporanei” che, una volta “sul terreno”, saranno permanenti. I cantieri potranno partire prima che la pianificazione formale sia approvata. I nuovi edifici saranno costruiti in aree sensibili; lungo la Highway 90 nella Valle del Giordano, nelle colline di Hebron, e in zone progettate per creare continuità territoriale tra gli insediamenti esistenti. La logica è chiara. Non è un’espansione casuale, ma una strategia per spezzare la contiguità territoriale palestinese: separare il nord (Jenin, Nablus) dal centro (Ramallah) e dal sud (Betlemme, Hebron), rendendo impossibile ogni futuro stato palestinese.

Questa deriva ha un regista: il ministro delle finanze, Bezalel Yoel Smotrich, leader del partito Sionismo religioso e bollato come “indesiderato” dall’Eliseo. Pur di assoldarlo in coalizione, Netanyahu gli ha concesso un portafoglio aggiuntivo, che dipendeva dalla Difesa: la delega alla gestione civile della Cisgiordania. Ma Smotrich è egli stesso un colono: vive nell'insediamento cisgiordano di Kedumim; il che rende ambigua la sua posizione di “controllore”. Di più. Nel 2023, dopo aver teorizzato che «il popolo palestinese non esiste», Smotrich ha creato sotto la sua autorità la Settlement Administration e trasferito in organismi civili molte delle competenze dell’amministrazione militare.