«L’esercito israeliano è con i carri armati, i pezzi di artiglieria e i suoi caccia bombardieri a Gaza. Ma con la testa il Governo è qui, in Cisgiordania. Vuole la nostra terra».
In mezzo all’uliveto che circonda la sua antica casa di pietra, a Burin, un villaggio palestinese nel cuore della Cisgiordania, Ghassan Najjar, giovane attivista palestinese, descriveva in modo efficace le crescenti azioni del governo israeliano volte ad annettere più terre possibili e ad espandere gli insediamenti nel territorio che, secondo gli accordi di Oslo, avrebbe dovuto essere il futuro Stato dei palestinesi.
Erano passati solo due mesi dal massacro del 7 ottobre 2023, ma già allora si percepiva con forza che gli attacchi dei coloni e l’espansione dei loro insediamenti sarebbero cresciuti con una rapidità che mai si era vista prima.








