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Il governo israeliano ha approvato la creazione di ventidue nuove colonie in Cisgiordania, un territorio che secondo la comunità internazionale appartiene ai palestinesi ma che da decenni Israele occupa illegalmente proprio tramite la costruzione di colonie (insediamenti che in molti casi assomigliano a piccole città). L’espansione appena approvata è la più grande negli ultimi decenni, ed è stata presentata giovedì dai ministri della Difesa Israel Katz e delle Finanze Bezalel Smotrich come parte di un piano a lunga scadenza di ulteriore crescita degli insediamenti.
Le ventidue colonie sorgeranno in vari punti della Cisgiordania: alcune sostituiranno quelli che vengono definiti “avamposti” (“outpost”), dove alcuni coloni si insediano autonomamente, occupando terreni e costruendo abitazioni, anche prima del riconoscimento da parte del governo israeliano (che comunque li tollera piuttosto apertamente). Altre invece saranno nuove: due sono a Homesh e Sa-Nur, due località della Cisgiordania da dove Israele si era ritirata nel 2005 (quando aveva anche abbandonato le colonie nella Striscia di Gaza). Il piano prevede anche nuovi insediamenti lungo il fiume Giordano e al confine orientale con la Giordania, con l’obiettivo dichiarato di aumentare il controllo militare del territorio.











