BOLOGNA – “Nostalgia del padre?”. Si interroga lo psicanalista Massimo Recalcati in piazza Maggiore a Repubblica delle idee, sul Crescentone gremito, condensando in 30 minuti una delle grandi questioni del nostro tempo e venti anni del suo lavoro. La sfida è quella lanciata dal suo maestro, Jacques Lacan nel 1969 con la celebre definizione “l’evaporazione del padre”. Post sessantottina. “Lacan aveva ragione – spiega lo psicanalista - la contestazione del ’68 ha deposto la rappresentazione patriarcale della paternità. Prima il dominio del padre era assoluto, la sua parola dettava legge, stabiliva cosa era vero o falso, bastava uno sguardo, il tono della voce. Io vengo da una famiglia così. E dobbiamo ringraziare il Signore che quel tempo sia finito anche se c’è chi ne ha nostalgia”. Lo psicoanalista cita un ricordo personale, la sua maestra elementare, che “aveva lo chignon, fumava Muratti, ho scoperto che votava Msi e ci diceva: ‘Siete tutti viti storte io sono il paletto e il filo di ferro e il mio compito è raddrizzarvi’”.
Solo che la fine del padre ha messo in crisi, continua Recalcati, non solo i padri, ma chiunque abbia il difficile compito di educare. “Si vede nella vita quotidiana della scuola. Ai miei tempi quando l’insegnante entrava in aula aveva alle spalle il crocefisso e la fotografia del presidente della Repubblica, una serie che gli attribuiva autorità. Oggi entra in aula e ha un problema: farsi ascoltare. Tra l’altro nei dibattiti televisivi, dove io non vado mai, la responsabilità di tutto questo viene scaricata sui genitori considerati degli smidollati”.






