La paternità “come atto” che prescinde dal sesso. I maestri che sono tali solo se insegnano con amore. Massimo Recalcati sul palco dell’Arena Repubblica Robinson, in dialogo con Paolo Di Paolo, presenta Lo splendore e la polvere (Feltrinelli) che raccoglie le interviste che lo psicoanalista ha rilasciato in trent’anni di carriera intellettuale. E da qui interviene su temi delicatissimi a iniziare dal patriarcato ormai superato. “Bisogna ripensare il padre dai piedi: il padre non ha sesso. Essere padre è un atto che può compiere anche una donna. Il padre può essere un libro. È qualcuno che testimonia che ci può essere in questa vita della gioia. Il padre del patriarcato spiega il senso della vita ma i figli non lo sopportano. Ai figli servono testimonianze”.

A partire da quelle dei maestri. Dice Recalcati, che ogni volta che entra in aula, sa di essere nel posto giusto: “La parola del maestro assomiglia a un fuoco: è una parola che accende. Senza la parola non ci può essere relazione tra maestro e allievo. Nella mia professione di psicoanalista onoro la parola del paziente. Il confessore parla e giudica; lo psicoanalista ascolta per far emergere il valore della parole. Per compensare questa postura da sfinge, mi sfogo in aula come insegnante. In aula il maestro deve parlare. La trasmissione del sapere avviene attraverso la parola. Chi sono i bravi maestri? Quelli che sanno trasmettere in modo ordinato il sapere, parlando di quello che sanno. C’è un aspetto ripetitivo del magistero. Ma ci sono momenti di ispirazione: quando trovi nuova una cosa che hai detto tante volte, la trovi nuova a te stesso. Se davvero insegno devo imparare qualcosa”.