Verso il referendum del 14 giugnoL’iniziativa della destra nazionalista è osteggiata dagli altri partiti e dalle imprese e potrebbe avere effetti sugli accordi con l’Unione europea. Il no è in vantaggio nei sondaggi ma, essendo il quesito legato al nodo immigrazione, il risultato resta incertodi Lino Terlizzi12 giugno 2026LUGANO - La Confederazione elvetica è di fronte a un passaggio decisivo per i suoi rapporti con l’esterno e in particolare con l’Unione europea. Nella votazione del 14 giugno sull’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” i cittadini svizzeri sono chiamati a decidere sul porre o meno per il futuro un tetto al numero degli abitanti e quindi, di fatto, anche sulla possibilità di bloccare eventualmente le intese sulla libera circolazione delle persone, materia quest’ultima che riguarda soprattutto la Ue e dunque anche l’Italia.L’iniziativa è stata lanciata dall’Udc, partito della destra nazionalista. L’Udc è un partito di peso negli assetti politici elvetici. E al tempo stesso è però solitario nella sua battaglia. Tutti i partiti di centro e di sinistra, così come le principali associazioni delle imprese, sono infatti contrari all’iniziativa. In Svizzera tutti i partiti maggiori fanno parte del Governo (Consiglio federale) e dunque ne fa parte anche l’Udc, che ha dovuto però subire il no della maggioranza del Governo stesso. Lo stesso dicasi per il Parlamento nazionale, i cui due rami si sono pronunciati, con ampie maggioranze, per il no all’iniziativa.Ma la battaglia dell’Udc si lega all’immigrazione, capitolo in cui gli equilibri nell’elettorato non sempre coincidono con gli schieramenti dei partiti. La destra nazionalista su questo tema ha più consensi tra gli elettori, rispetto ad altri temi, e le previsioni indicano una distanza non grande tra “sì” e “no” nel voto. Alcuni sondaggi autorevoli delle ultime settimane parlano di una vittoria del “no”, con però solo un 51-52%, contro un sì al 43-45%. È vero che il no viene dato in risalita, ma il margine non è ampio e l’esito è dunque di fatto incerto.Alla fine del 2025 la Svizzera aveva circa 9,1 milioni di abitanti. Dal 2002 la popolazione è aumentata di circa 1,7 milioni, soprattutto attraverso l’immigrazione. Il numero di immigrati è legato al mercato del lavoro, sia le imprese private sia le strutture pubbliche (in particolare ospedali e case di cura) hanno bisogno di manodopera estera, nella gran parte dei casi proveniente dall’Unione europea. La destra nazionalista vuole limitare la popolazione residente, stabilendo che non possa superare i 10 milioni prima del 2050. Se si superassero i 9,5 milioni prima di questa data, Governo e Parlamento già dovrebbero adottare misure restrittive su asilo e ricongiungimento familiare, oltre che invocare le clausole di salvaguardia nelle intese internazionali.Se si andasse oltre i 10 milioni, Berna dovrebbe poi denunciare queste intese, andando a colpire in particolare l’Accordo sulla libera circolazione con la Ue. A quel punto, cesserebbero pure gli altri Accordi bilaterali tra Svizzera e Ue su diverse materie, perché non sono divisibili. Inoltre, anche la partecipazione della Svizzera alle intese della Ue di Schengen e Dublino (sicurezza e asilo) sarebbe messa in discussione. Tutto questo proprio in una fase in cui il Governo di Berna e Bruxelles, dopo anni di faticosi negoziati, vorrebbero al contrario arrivare ad ampliare nella prossima fase gli Accordi bilaterali, su vari capitoli.