Nicola Maria Martino (Lesina, 5 ottobre 1946 – Roma, 12 giugno 2026), ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma dove ha avuto come maestro Sante Monachesi, diplomandosi nel 1970 con Maurizio Calvesi. Dopo aver preso parte ai moti del ’68, è iniziata la sua partecipazione attiva sulla scena artistica dei primi anni Settanta durante i quali ha realizzato interventi e azioni comportamentali. A metà decennio ha abbandonato i procedimenti analitici e la smaterializzazione del concettualismo, anticipando temi e tecniche del ritorno alla pittura nell’ambito del Postmoderno.
A partire dalla sua prima mostra personale, significativamente intitolata Macondo (1976), ha sviluppato una ricerca sulla memoria culturale e sul linguaggio pittorico portando quest’ultimo a una riduzione estrema, lavorando ai bordi del modernismo nel tentativo radicale di ritornare a un’infanzia originaria del segno. Nell’arte italiana degli ultimi 50 anni il suo è stato un percorso originale: un’incessante reinvenzione della pittura dopo la pittura.
Ha partecipato alla Biennale di Venezia (Il tempo del Museo, 1980) e alla Biennale di Istanbul (1989). Ha esposto in numerose gallerie in Italia e all’estero, ha lavorato con la Galleria Soligo di Roma (negli anni ’70), la Galleria Il Ponte di Roma (negli anni ’80), La Galleria Paolo Tonin di Torino (negli anni ’90), la Galleria Rinaldo Rotta di Genova (negli anni ’80 e ’90).









