oltre il 73% dei lavoratori con salari lordi annui inferiori a 20mila euro ha contratti a orario ridotto o

percorsi lavorativi frammentati e discontinui

di Redazione Soldionline

Il lavoro povero in Italia è legato soprattutto alla discontinuità lavorativa e agli orari ridotti, tipici di ampi comparti del mondo produttivo, caratterizzati da basso valore aggiunto e bassa produttività. E' quanto emerge dall'ultimo approfondimento della Fondazione studi consulenti del lavoro: 'Alle origini del lavoro povero', dedicato alle cause strutturali del fenomeno dei working poor.

Dal documento - che analizza in particolare una valutazione Inps basata sui parametri di intensità (full time/part time) e continuità (anno intero/frazione di anno) lavorativa, emerge che oltre il 73% dei lavoratori con salari lordi annui inferiori a 20mila euro ha contratti a orario ridotto o percors lavorativi frammentati e discontinui, caratterizzati da stagionalità, lavoro a chiamata o rapporti di breve durata. La quota scende al 27% tra chi lavora a tempo pieno e per l’intero anno, confermandocome il principale fattore di vulnerabilità sia la ridotta intensità lavorativa. In questo quadro, particolarmente rilevante è il fenomeno del part-time involontario, che interessa oltre la metà dei lavoratori a tempo parziale e colpisce soprattutto le donne.