Il tabellone recita Canada-Bosnia, ma per milioni di italiani l’unico sentimento possibile è la malinconia. Oggi sarebbe dovuto essere il giorno dell’esordio degli Azzurri di Rino Gattuso. I tifosi avrebbero dovuto colorare le piazze, le bandiere avrebbero dovuto sventolare sui balconi e l’inno di Mameli avrebbe dovuto far vibrare gli schermi. Invece, non accadrà nulla di tutto questo. Al posto degli Azzurri, sul rettangolo verde del BMO Field di Toronto, scenderanno due squadre che incarnano la globalizzazione e la fame del calcio moderno, lasciandoci addosso solo il peso di un rimpianto storico. Vedere gli altri giocare e sognare, mentre noi siamo costretti a fare da spettatori neutrali. Fa male, come una ferita aperta.

La partita del rimpianto si consuma così, tra la freschezza atletica dei nordamericani e la fiera determinazione balcanica. Due mondi distanti che hanno saputo conquistare ciò che l’Italia ha colpevolmente gettato al vento. La qualificazione mancata non è stata un incidente di percorso, ma l’epilogo di un declino strutturale che oggi mostra il suo conto più salato. Mentre il Canada corre a ritmi forsennati e la Bosnia disegna geometrie nate dal talento puro, l'Italia calcistica si interroga sulle proprie macerie, conscia di aver perso l’ennesimo treno per la storia.