ZENICA. Quel che è peggio, è che è giusto così. L’Italia questa partita non l’ha praticamente mai giocata. L’ha solo festeggiata, preventivamente e malauguratamente, ritenendo che con il Galles fuori dalle scatole sarebbe stato tutto più facile. E invece no, assolutamente no, amaramente no. A Zenica s’è consumato il disastro.
E pensare che è persino passata in vantaggio, la Nazionale azzurra - per grazia ricevuta: gol di Kean su assist del portiere -, ma s’è presto messa in condizione di lottare, sperare, soffrire, soccombere, rimpiangere, imprecare. E va bene gli episodi contrari, va bene certe decisioni discutibili, va bene la sfortunata “lotteria dei rigori” con l’errore di Esposito e la traversa di Cristante. Ma il punto è che è mancato tutto il resto. Coraggio, gioco, personalità, lucidità nelle scelte. Anche dell’allenatore, è mancata lucidità. Spiace scriverlo e persino pensarlo, ma è così. L’Italia salterà il terzo mondiale di fila perché s’è dimostrata inferiore non soltanto alla Norvegia, ma anche alla Bosnia.
Donnarumma fuoriclasse, Politano soffre
Bosnia che avrà pure uno stadio fatiscente, ma ha anche un cuore grande, nonché un gruppo che comunque ha giocato a calcio e ha creato occasioni: 11 tiri in porta contro 3 e 64 per cento di possesso palla. Ma dove vuoi andare con questi numeri? A casa, appunto.










