La Spezia – «Quattro smartphone di ultimissima generazione, illegalmente detenuti all’interno delle celle, sono stati sequestrati nella casa circondariale della Spezia». A darne notizia è il sindacato Uil polizia penitenziaria, che riferisce di una «massiccia operazione di perquisizione che ha interessato il terzo piano dell’istituto, l’area destinata ai detenuti inseriti nei percorsi trattamentali più avanzati». Si parla di quei ristretti che risultano inseriti in programmi di reinserimento, nell’intento di agevolare il rientro nella società. Lo scopo principale di questi percorsi è quello di evitare le cosiddette “recidive”, vale a dire il rischio che la persona che ha finito di scontare la pena finisca per commettere nuovi reati. Il segretario regionale della Uil penitenziaria, Fabio Pagani, sottolinea il consenso della sigla sindacale per l’operazione di controllo straordinario, che ha visto impegnati quaranta unità. «Ogni cellulare sequestrato - afferma - corrisponde all’interruzione di un canale illecito di comunicazione. È un rischio in meno per l’ordine e la sicurezza. Su questo non possono esistere compromessi». E aggiunge: «Il fatto di aver ritrovato quattro telefonini conferma quanto abbiamo denunciato negli ultimi anni. All’interno dell’istituto spezzino si è progressivamente affermato un clima di eccessiva tolleranza, con conseguente indebolimento dell’azione di controllo e sicurezza». È una posizione critica non nuova, quella di Pagani, all’indirizzo della gestione della struttura, che - a suo avviso - sarebbe troppo tollerante. Il sindacalista attribuisce le nuove iniziative «all’arrivo del nuovo vice comandante proveniente dal carcere di Genova Marassi». E parla di «inversione di tendenza». Pagani da mesi denuncia «una situazione di rischio per il personale, soggetto a frequenti aggressioni». Più volte ha definito la situazione «esplosiva». Mette sotto accusa il problema «del sovraffollamento, non compensato da un adeguato potenziamento dell’organico», ma anche quella che a suo avviso è la percezione di una presunta «assenza di regole», da parte dei detenuti e del personale stesso. «Le nostre denunce non erano propaganda - afferma Pagani - ma la fotografia di una situazione che rischiava di sfuggire di mano. L’iniziativa è un messaggio chiaro a chi pensava di poter introdurre cellulari e mettere in discussione l’autorità dello Stato. Va dato merito agli uomini e alle donne della polizia penitenziaria della Spezia, che ancora una volta hanno dimostrato professionalità, spirito di sacrificio e senso dello Stato, garantendo la loro presenza». A fronte di 152 posti regolamentari, la casa circondariale della Spezia ospita attualmente 213 detenuti. È il dato ufficiale del Ministero di Giustizia, ma è un numero fluttuante. La Uil, due settimane fa, aveva segnalato che si era arrivati ad un picco di 223 detenuti, con un sovraffollamento del 145%: una percentuale «aggravata dal trasferimento massiccio di detenuti provenienti dalla casa circondariale di Alessandria San Michele, svuotata in vista dell’arrivo di detenuti sottoposti al regime del 41 Bis». Il personale di polizia penitenziaria dovrebbe essere dotato di 146 unità, ma gli effettivi in servizio sono 122. Mancano 3 amministrativi, in quanto ne risultano 14 e non 17, mentre la voce degli educatori è più alta, 4 professionisti sul campo a fronte dei 3 indicati in pianta organica. Va considerato però l’elevato sovrannumero di ristretti. Le stanze di detenzione risultano 93, tutte con doccia, servizi igienici con porta, accensione autonoma della luce e prese elettriche. Due sono le sale colloqui, conformi alle norme. C’è una ludoteca, nello spazio d’incontro con i visitatori. Un campo sportivo, un laboratorio, una palestra, una officina, due biblioteche, quattro aule, un luogo di culto.