Ci sono molti registi stimati e influenti nel cinema americano ma nessuno come Steven Spielberg ha raggiunto uno status tale da poter fare praticamente tutto quello che vuole.

Altri registi che possono fare i film che vogliono sono Christopher Nolan o Quentin Tarantino, che però sono all’apice della loro carriera e sostenuti da continui successi. Spielberg invece ha quasi ottant’anni e ha avuto diversi insuccessi ultimamente. Chi si trova nella sua posizione di solito non ha questa autonomia: Francis Ford Coppola, autore di Il padrino e Apocalypse Now, ha dovuto vendere le sue vigne per finanziare un film a cui teneva molto e si è rovinato; Martin Scorsese, autore di Taxi Driver e The Wolf of Wall Street, deve continuamente mediare con le grandi società di produzione o rivolgersi alle piattaforme per continuare a fare i suoi film.

Dei cinque film che Spielberg ha girato negli ultimi dieci anni, escludendo Disclosure Day che è uscito questa settimana, solo due sono stati dei successi: The Post e Ready Player One. Gli altri – West Side Story, The Fabelmans e Il GGG – Il Grande Gigante Gentile – non hanno guadagnato dalla distribuzione in sala.

Nonostante questo con Disclosure Day ha potuto dirigere un film originale, cioè non basato su libri, altri film o universi narrativi, di un genere commercialmente complicato come la fantascienza, con una storia molto ambiziosa, attori di buon livello (Josh O’Connor, Colin Firth e Emily Blunt) e un budget di più di 100 milioni di dollari. Non solo: l’anno scorso gli era stata intitolata una sala cinematografica nuova e tecnologicamente molto fornita, costruita negli studi della Universal, cosa che solitamente si fa con i grandi registi di Hollywood quando muoiono.