Inchiesta su una truffa tra Bergamo e Calabria, banda prometteva guadagni con auto di lusso e usava finte minacce legate alla ’ndrangheta, evocando legami con la famiglia Piromalli. Nove arresti e beni sequestrati per oltre un milione di euro

Palazzago (Bergamo) – Si presentavano come affiliati alla ’ndrangheta, evocando il nome della potente cosca Piromalli per intimidire le vittime. Ma, secondo gli inquirenti, si trattava di una strategia costruita ad arte: minacce “simulate” per esercitare pressione psicologica e ottenere denaro. Notizia riportata dal sito “Bergamo News”

È uno degli elementi più inquietanti dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Carmen Santoro e condotta da Squadra Mobile e Guardia di Finanza, che ha portato a nove arresti (tre in carcere e sei ai domiciliari) e al sequestro di beni per oltre 1,6 milioni di euro. L’operazione ha interessato diverse province italiane, tra cui Bergamo, Brescia, Firenze, Mantova, Lecco, Monza e anche Vibo Valentia, in Calabria

«Appartengo alla famiglia Piromalli», «Se non pagate lo porto in Calabria» o «vi faccio un buco in testa»: frasi pesanti, utilizzate per terrorizzare le vittime. Tuttavia, gli investigatori hanno accertato che il richiamo alla ’ndrangheta non corrispondeva a reali legami con la criminalità organizzata.