Con l’autonomia finanziaria e organizzativa riconosciuta dalla riforma Franceschini, i musei statali si sono aggiudicati più fondi europei. Soprattutto i primi che hanno ottenuto quello status. Un risultato che dovrebbe orientare le future politiche culturali.
I musei cambiano e competono per i fondi
Il ruolo dei musei è profondamente cambiato rispetto al passato: non sono più meri custodi passivi del capitale culturale di un tempo, ma attori dello sviluppo economico e della coesione sociale. Lo riconosce anche la definizione adottata nel 2022 dall’International Council of Museums (Icom), che li descrive come un agente di cambiamento sociale, chiamato a operare in una logica di inclusività, sostenibilità ed etica.
Responsabilità più ampie richiedono però risorse finanziarie adeguate. Con bilanci pubblici sempre più magri – prima a causa della crisi finanziaria del 2008, poi della pandemia di Covid-19 e ora dalle crescenti tensioni geopolitiche – la capacità di diversificare le proprie entrate attraverso procedure competitive è diventata una condizione imprescindibile per la sostenibilità finanziaria dei musei.
La riforma Franceschini e i suoi effetti






