La crisi dell’ex Ilva di Taranto si avvita in un paradosso, sospesa tra le grandi strategie industriali della politica, la rabbia del tessuto economico locale e un’emergenza sanitaria che i lavoratori non sono più disposti a sopportare in silenzio.

Il caso è esploso in coincidenza con la visita a Taranto del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha inaugurato i nuovi impianti di Vestas Blades. Un appuntamento che Aigi Taranto ha bollato senza mezzi termini come l’ennesima «passerella per raccontare Taranto come città dei mille annunci». Il Ministro ha infatti attraversato la città senza rilasciare dichiarazioni sul dossier Acciaierie d’Italia e senza incontrare le aziende dell’indotto.

«Le aziende associate ad Aigi - scrive l’associazione degli imprenditori - non sono soggetti marginali della crisi siderurgica. Se perdura lo stallo, non ci resterà che scendere in piazza e scioperare». Le aziende dell’indotto, infatti, attendono da tempo risposte su tre fronti critici come crediti insoluti accumulati, garanzie per i loro lavoratori e quella che definiscono «una prospettiva industriale credibile».

Dal congresso nazionale della Uilm a Bari, il Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha provato a tracciare una rotta politica basata sull’intervento pubblico. «C’è il tema dei temi che è l’Ilva», ha dichiarato il governatore, ribadendo che se l’acciaio è un settore strategico, è doveroso che lo Stato entri direttamente nella compagine societaria per farsi carico della transizione ecologica ed energetica attraverso i forni elettrici, collaborando con il Governo al di là del colore politico.