Ospite di Scanner Live, il programma di approfondimento politico di Fanpage.it condotto da Valerio Nicolosi, Marco D’Eramo sostiene che la vera vittoria del neoliberismo sia stata culturale: trasformare cittadini e lavoratori in “imprenditori di sé stessi”, svuotando la politica di prospettive collettive.
"Hanno vinto perché noi pensiamo come loro ci chiedono di pensare". Questa è probabilmente la frase che sintetizza meglio l'intervento di Marco D'Eramo durante l'ultima puntata di Scanner Live, il programma di approfondimento politico di Fanpage.it, in onda tutti i mercoledì alle 21.00 sul nostro canale YouTube. Una diretta condotta da Valerio Nicolosi, che nell'ultimo episodio ha analizzato le molte forme del lavoro povero e precario. Per D'Eramo, autore di "Il dominio. La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi", la vittoria del capitalismo contemporaneo non consiste soltanto nell'aver aumentato profitti e disuguaglianze, la vera vittoria è culturale. Secondo il saggista, il neoliberismo è riuscito a compiere un'operazione più profonda di qualsiasi riforma economica: trasformare il modo in cui le persone interpretano sé stesse. "Noi abbiamo interiorizzato il fatto che siamo tutti imprenditori di noi stessi, che dobbiamo far rendere il nostro capitale umano". In questa visione ogni individuo diventa una piccola impresa. Il lavoratore non è più una persona con dei diritti, ma un investitore chiamato a valorizzare il proprio "capitale umano". Se fallisce, la responsabilità ricade interamente su di lui. Per D'Eramo questa logica ha invaso ogni ambito della vita sociale. Non si tratta soltanto del mercato del lavoro. "L'università ha i crediti, ma vi rendete conto che è un termine bancario? La sanità pubblica una volta erano le unità sanitarie locali, adesso sono le aziende sanitarie locali. Sui treni non ci sono più i passeggeri, ci sono i clienti". Il linguaggio economico ha colonizzato istituzioni che storicamente erano pensate come strumenti di cittadinanza. La trasformazione delle parole non è neutrale: modifica il modo in cui percepiamo il rapporto tra individuo e società. Lo studente diventa un investitore della propria formazione, il paziente un cliente, il cittadino un consumatore. Per spiegare come sia stato possibile, D'Eramo richiama Antonio Gramsci: "Il potere non si esercita soltanto attraverso la forza, ma soprattutto attraverso l'egemonia culturale".







