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Leonard Berberi, inviato a Rio de Janeiro

Il jet fuel in aumento del 70% (e un costo aggiuntivo di 100 miliardi) costringe i vettori a rivedere la programmazione per l’inverno. I ceo: i tagli sono inevitabili

Il prossimo inverno i passeggeri si ritroveranno ad avere meno voli a disposizione e a prezzi più alti, in particolare su alcune rotte. Zavorrate da un costo del cherosene rincarato in media del 70% (e una bolletta energetica aumentata di 100 miliardi di dollari) e da un contesto geopolitico complicato, le compagnie aeree sono al lavoro per tagliare centinaia di migliaia di collegamenti subito dopo la fine della stagione estiva (altamente remunerativa), con particolari effetti sul primo trimestre del 2027. Mentre c’è chi, tra i capi dei vettori, non esclude riduzioni estese per tutto l’anno prossimo.

Il nuovo contesto economico«Il problema non è se tagliare, ma quanto e fino a che punto limare le operazioni senza perdere quote di mercato e danneggiare l’intera rete di collegamenti», spiegano al Corriere diversi amministratori delegati delle compagnie aeree a margine dei lavori dell’assemblea generale della Iata organizzata a Rio de Janeiro. «C’è anche un po’ di attesa — prosegue uno dei ceo —: nessuno vuole essere il primo ad avviare la stagione della “potatura”, ma tanto lo dovremo fare tutti». «Siamo chiaramente in un nuovo contesto storico per il settore», ragiona Marie Owens Thomsen, capo economista della Iata.