Pubblicato il: 12/06/2026 – 8:58
ROMA Una colonscopia urgente, che dovrebbe essere eseguita entro 72 ore, può richiedere fino a 31 giorni. Per una mammografia da fare entro 10 giorni l’attesa tocca i 102, se invece è programmata si arriva ad attenderne 480. A fotografare le difficoltà di accesso al servizio sanitario è il Rapporto Pit Salute 2026 di Cittadinanzattiva, attraverso le 14.176 segnalazioni raccolte nel 2025. La nuova edizione presentata oggi coincide con i trent’anni di attività ‘Punti di Intervento e Tutela’ di Cittadinanzattiva, che in quest’arco di tempo ha raccolto oltre mezzo milione di segnalazioni per criticità legate alle cure. Sono cambiate in questo arco di tempo le tipologie di problemi. Il trend, si legge, “mostra un servizio sanitario in uno stato di sofferenza strutturale, con una diminuzione di problematiche sulla qualità e sicurezza delle prestazioni sanitarie a un aumento di quelle legate al vero e proprio accesso alle cure”. Nel 2025 quasi la metà delle richieste di aiuto (48%) riguarda l’accesso a visite ed esami come tac, risonanze ed ecografia. Oltre la metà dei cittadini che hanno segnalato problemi riferisce tempi superiori a quelli previsti dal codice di priorità indicato nella prescrizione. Per una visita cardiologica prevista entro 10 giorni, se ne possono attendere fino a 42, mentre per una visita oculistica programmata 483 giorni. Per una visita ginecologica di controllo non urgente l’attesa può sfiorare i due anni. Per le visite oncologiche si aspetta fino a sei mesi. Dopo le liste d’attesa, il secondo ambito di criticità (con il 20% di segnalazioni) riguarda l’assistenza territoriale ovvero la difficoltà di ottenere risposte da medici di base, servizi di salute mentale, residenze per anziani e assistenza domiciliare. In crescita i problemi con l’assistenza per le protesi.











