di

Maria Giovanna Faiella

In aumento nel 2025 le segnalazioni dei cittadini su liste di attesa e agende chiuse (illegali), ma anche le difficoltà a trovare un sostituto del medico di famiglia andato in pensione e a ottenere gli ausili giusti per la propria condizione. Il Rapporto PIT Salute di Cittadinanzattiva

Non riuscire a prenotare visite ed esami perché le agende sono «chiuse», pur essendo vietato dalla legge. Esami come colonscopia e gastroscopia prescritti con codice di priorità U (Urgente), cioè da fare entro 72 ore secondo l’indicazione clinica data dal dottore sulla ricetta del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), eseguiti invece anche dopo un mese. C’è chi ha aspettato più di tre mesi per una mammografia prescritta con il codice «B» (Breve), cioè da fare entro 10 giorni. Si arriva persino a 540 giorni di attesa per fare una risonanza magnetica all’encefalo con priorità «P», quindi da eseguire entro 120 giorni. E poi: difficoltà a reperire il medico di famiglia per telefono o a ottenere un appuntamento in tempi brevi e a trovare, in molte aree del Paese, il dottore che sostituisca il collega andato in pensione. Ancora: ausili innovativi, previsti nell’ambito dell’assistenza protesica, che dovrebbero essere disponibili su tutto il territorio nazionale essendo un Livello essenziale di assistenza (Lea), in realtà sono ancora un «lusso» per pochi. Sono alcuni disagi e carenze segnalati da oltre 14mila cittadini, nel corso del 2025, al servizio PiT Salute di Cittadinanzattiva e alle sezioni territoriali del Tribunale per i diritti del malato, raccolti nel Rapporto che sarà presentato oggi pomeriggio a Roma.