di Carmelita Celi
Ha un’innocenza saputa di bambina, Helen Mirren - attrice poliedricamente inquieta nonché Dame dell’Impero Britannico da oltre vent’anni - stasera primadonna al Teatro antico per ricevere il Premio alla carriera all’interno della 72° edizione del Taofilmfest diretto da Tiziana Rocca. Scuote con grazia un meraviglioso, coraggioso caschetto candido che paradossalmente le rende il viso più impertinente e perché no, persino più giovane. Saranno 81 il mese entrante ma l’anagrafe non è tutto, nella vita. «Il tempo che passa va accettato con i cambiamenti che si porta dietro. Quando avevo vent’anni mi si diceva che a 40 anni li avrei rimpianti e che mi sarebbe accaduto lo stesso a 60 ma io sempre ho vissuto la mia età senza angustiarmi. Man mano che vai avanti perdi alcune cose, è vero, perdi la bellezza, ma ne guadagni tante altre».
Eccola, in fondo, la bambina saputa e sapiente che della sua prima volta al cinema, sua madre ve la portò che aveva sei anni, ha sempre ripetuto come un mantra: «Le luci si abbassavano e il mio mondo cambiava». Avrebbe detto la stessa cosa a dieci anni e poi a 16 e poi ancora e ancora, e, quel punto, anche da dentro al grande schermo.
Ma che sia Shakespeare il suo primo ed unico “impresario”, non c’è dubbio.










