“Zalone? Fa un’ottima pizza”. “Israele? Non può replicare crimini contro l’umanità”. “Netflix? Per vincere l’Oscar dovrà portare un film in sala”. Helen Mirren a ruota libera al 72esimo Taormina Film Festival. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera la 80enne attrice inglese ospite del festival diretto da Tiziana Rocca non si è sottratta a domande e riflessioni scomode o politiche.

Prima di ritirare il premio alla carriera dedicato ad Anna Magnani, Mirren prende subito il toro per le corna commentando un video finito sul web nei giorni scorsi dove un tizio per strada la vede mentre passeggia e le grida “Pu….a Sionista”. “L’episodio risale allo scorso novembre, non so perché sia uscito solo ora, non so come sia finito su Internet. E ignoro chi sia l’uomo che mi ha insultato. Ma ho capito che era mentalmente instabile”, spiega l’attrice che in Israele ha vissuto per sei mesi al tempo della Guerra dei sei giorni (5-10 giugno 1967) e che ha interpretato in un film pure una sua storia leader, Golda Meir.

“Ho grandi amici in quel paese. Da giovane ho avuto due fidanzati ebrei. Sono nata nel 1945, se ripenso alla tragedia immane vissuta in Israele con l’Olocausto, dobbiamo riflettere su ciò che stanno vivendo ora. Questa guerra è distruttiva per la stessa Israele. Come può replicare crimini contro l’umanità?”. Mirren ricorda poi le contraddizioni socio-politiche degli Stati Uniti odierne. Sposata dal 1997 con il regista Taylor Hackford, ha sempre osservato quello strano coacervo antropologico che sono gli Stati Uniti: “Non so se sia mai esistito il sogno americano. Io so cosa vuol dire essere inglese, mi vengono in mente il cottage e la tazza di tè. Gli Stati Uniti…La California è del tutto diversa dall’Alaska o dalla Louisiana (…) sono troppe le contraddizioni in Usa, alcuni Stati vogliono rimettere in discussione il voto delle donne. Assurdo? Certo. Talvolta agiscono forze oscure sotto la superficie”.