Decreto annunciato, decreto contestato. Tutto è possibile nel «Paese del diritto e del rovescio», per usare un aforisma di Leo Longanesi. A maggior ragione se la questione riguarda un tema bollente come quello degli autovelox, trasformato in telenovela giurisprudenziale dal susseguirsi di riforme del Codice della Strada, svariate sentenze della Corte di Cassazione e (pochi giorni fa) l’annuncio fatto dal vicepremier Matteo Salvini di un decreto ministeriale fresco di approvazione dalla Commissione europea, necessaria quando i provvedimenti introducono regole tecniche rilevanti anche per gli altri Paesi dell’Unione. Quel semaforo verde è, però, soltanto il primo passo: servono ancora l’approvazione della Corte dei Conti e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Il decretoDetrattori, sostenitori e scettici sono d’accordo (con qualche sfumatura) su un punto: il ministero dei Trasporti ha messo nero su bianco una traccia ben precisa su requisiti delle apparecchiature, modalità di omologazione e scadenze per i collaudi. Tutto molto ben dettagliato negli allegati A e B del provvedimento, con tanto di distinzione tra macchinari prodotti prima e dopo il 2017, anno considerato lo spartiacque riguardo alle caratteristiche delle apparecchiature. Come già chiarito da una mezza dozzina di sentenze emesse dalla Cassazione negli ultimi 18 mesi, fissa come parte centrale «l’omologazione del prototipo» dei dispositivi, che viene «pubblicato sul sito internet istituzionale del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti». Ma sono fondamentali anche «la taratura e le verifiche di funzionalità in fase iniziale e periodica»: in «caso di esito negativo delle verifiche di funzionalità, il dispositivo o il sistema non possono essere utilizzati fino a una nuova taratura iniziale o periodica con esito positivo». Per quanto riguarda le modalità di produzione, le aziende produttrici con certificazione ISO 9001 saranno controllate ogni tre anni e le altre ogni dodici mesi.