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È arrivato ad un passo dal riscrivere la storia. Gli è mancato un gol, anzi un «centimetro», come ha detto tante volte lui stesso, fin dalla serata finita in lacrime a Monza. Alberto Aquilani ha firmato la risoluzione del contratto e non è più, nemmeno formalmente, l’allenatore del Catanzaro.
Lo aspettano il Sassuolo e quella Serie A che si è guadagnato con merito, ma non ci sarebbe stato niente da dire se l’avesse conquistata anche sul campo, con i giallorossi, nella finale di ritorno dei playoff che li ha portati al punto più alto degli ultimi 43 anni.
Per questo Aquilani entra di diritto nelle pagine più belle del club: per il calcio che ha espresso la sua squadra, i risultati ottenuti, il coraggio mostrato in casa e in trasferta, i giovani fatti sbocciare. E per qualche record, visto che prima di lui nessuno su questa panchina aveva vinto cinque partite di fila in un singolo torneo di B (e l’ha fatto due volte), tantomeno aveva guidato una squadra capace di segnare 70 gol, di cui 62 in campionato (primato eguagliato) e 28 in trasferta (30 con i playoff). I 20 marcatori diversi sono il massimo assoluto fra tutte le categorie in cui si è misurato il Catanzaro e la dicono lunga sul valore del collettivo che ha fatto sognare una tifoseria.













