Genova – A fornire i primi spunti investigativi, nel maggio del 2025, erano stati alcuni cittadini: ai carabinieri avevano segnalato strani andirivieni nei condomini dove risiedevano. Uomini sconosciuti che andavano e venivano, entrando sempre negli stessi appartamenti, per poi allontanarsi. Appostamenti e verifiche documentali sugli affitti hanno così consentito ai militari del nucleo investigativo della compagnia di San Martino di scoprire un gruppo, formato da un settantenne italiano e tre cittadine cinesi, che aveva organizzato un sistema per trasformare case prese in locazione in alcove. Dove ragazze di origini orientali offrivano prestazioni sessuali a pagamento. Grazie alle indagini dei carabinieri, il sostituto procuratore Marcello Maresca ha chiesto e ottenuto un’ordinanza che ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di dimora nei comuni di residenza per i quattro indagati, accusati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Durante questa inchiesta sono stati anche sequestrati, nelle perquisizioni compiute dai militari, circa 8 mila euro. Per chi indaga, si tratta dei pagamenti delle prestazioni sessuali effettuati dai clienti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dell’Arma, a Genova le tre abitazioni utilizzate come case d’appuntamento erano in via Pisa, ad Albaro, e in corso Torino e via Tommaso Invrea, alla Foce. Ma il gruppo sfruttava anche abitazioni a Milano e Cuneo, con tutta probabilità sfruttando la complicità di altre persone. Compito del settantenne era quello di prendere in affitto gli appartamenti a proprio nome. Dopodiché, sostengono i carabinieri, entrava in gioco la sua compagna, cittadina cinese, che assieme alle due connazionali avviava l’attività. Gli annunci per proporre le prestazioni sessuali venivano pubblicati sui siti internet dedicati agli incontri di questo genere. Portali che i carabinieri hanno scandagliato per ottenere riscontri sulle utenze telefoniche utilizzate dalla banda. Inoltre le tre donne gestivano il reclutamento di ragazze cinese e orientali da ospitare in quelle abitazioni. Giovani che periodicamente venivano avvicendate da altre, con un frequente trasferimento da un’alcova all’altra, tra Liguria, Piemonte e Lombardia. Non solo per soddisfare i clienti più assidui, ma anche per cercare di complicare il lavoro a eventuali investigatori, mutando continuamente il panorama delle persone presenti negli appartamenti. Le tariffe pagate dagli uomini che chiedevano un appuntamento, secondo i carabinieri, erano molto variabili. E andavano da un minimo di 30 sino ai 150 euro, senza escludere la possibilità di rapporti a tre. E ovviamente il denaro veniva amministrato dalle tre cittadine cinesi ora sottoposte alle misure cautelari. Che offrivano alle ragazze vitto e alloggio in primis, in cambio dei loro servigi. —
Prostituzione nei condomini, blitz alla Foce e ad Albaro. Sfruttamento, quattro nei guai
Inchiesta dell’Arma, indagati un settantenne e tre donne cinesi. Le ragazze cambiavano spesso casa per sviare gli investigatori






