"Chi non ha peccati scagli la prima pietra, ma questo sasso va gettato nello stagno dell’immobilismo politico". E venne il giorno di Casa Riformista, pronta a togliersi i sassolini dalle scarpe. A tutto tondo. "La scelta fatta dall’area progressista è caduta su un candidato dalle qualità indiscutibili - l’analisi di Casa Riformista - che avrebbe costituito l’ossatura giusta per avere il miglior sindaco di questa città. Ma non è il ragionamento che ha fatto (e si sarebbe dovuto capire) l’elettorato aretino. Il tentativo compiuto di ampliare l’area coinvolgendo le liste civiche di Donati, onestamente era poco praticabile perché quando si passa da un divorzio certificato in una famiglia è molto difficile rimettere insieme i cocci. E così ognuno è andato per conto proprio. Il percorso seguito per individuare la migliore candidatura ha sofferto della volontà del maggior azionista (il Pd) che dapprima ha compiuto la scelta faticosa al suo interno, affidandosi alla figura tradizionale dell’amministratore con grande esperienza, poi sostanzialmente imposto alla coalizione".
Su Ceccarelli, l’aggiunta di CR, "che va ringraziato per l’enorme sforzo sostenuto, c’era la consapevolezza che non avrebbe rappresentato quella novità, quel cambio di passo, quel desiderio di visione nuova del futuro di Arezzo, che saliva dalla società. Casa Riformista era la lista del presidente Giani con al suo interno tre o quattro anime diverse. Una vera lista civica. Noi abbiamo proposto lo stesso modello alle comunali, ma Ceccarelli ha voluto distinguere la sua lista dalla nostra, creando un doppione che alla fine non ha fatto portare consiglieri né alla sua né alla nostra".










